Ad una settimana dal DECRETO-LEGGE 27 marzo 2026, n. 38, con cui il Governo aveva deciso di riconoscere solo il 15,75% dei crediti d’imposta maturati per gli investimenti in beni strumentali Transizione 5.0 e di annullare i Crediti d’Imposta relativi agli impianti Fotovoltaici, un nuovo Decreto Legge ripristina quanto previsti dalla Legge. Una condizione che, dopo le decise proteste della associazioni imprenditoriali, era stata promessa il 1° aprile, al termine di un incontro presso il Mimit e, presumibilmente, a seguito di uno scontro interno tra i ministri.

A porre la parola fine ad una settimana di fortissima preoccupazione per le aziende è il DECRETO-LEGGE 3 aprile 2026, n. 42, con il quale “Ritenuta la straordinaria necessità e urgenza di adottare misure per contenere gli effetti derivanti dall’aumento del costo dei carburanti”… alle aziende “che abbiano ricevuto dal GSE la comunicazione che l’investimento risponde tecnicamente ai requisiti di ammissibilità” i crediti d’imposta riconosciuti sono portati “all’89,77 per cento dell’ammontare del credito d’imposta richiesto con le predette comunicazioni con riferimento agli investimenti relativi agli allegati A e B annessi alla legge 11 dicembre 2016, n. 232, e alle spese di formazione del personale”. Il ministro Urso aveva comunque parlato di riconoscimento completo…

I Crediti d’Imposta vengono inoltre riconosciuti “in proporzione alle spese sostenute per gli investimenti in impianti finalizzati all’autoproduzione di energia elettrica da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo, comprese le spese per i sistemi di accumulo dell’energia prodotta”… “e alle spese sostenute per le certificazioni relative alla documentazione contabile e per quelle necessarie alla dimostrazione della riduzione dei consumi energetici e della conformita’ al principio DNSH”.

Il nuovo decreto, infine, non specifica nulla in merito ai tempi di erogazione dei crediti maturati, limitandosi a confermare che “Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy provvede all’erogazione dei contributi, sulla base delle informazioni fornite dal GSE in relazione alle spese sostenute, secondo le modalità individuate con proprio decreto”. Non è quindi chiaro se, come scritto nel Decreto dello scorso 27 marzo, le comunicazioni verranno effettivamente comunicati entro il 30 aprile (e saranno interamente fruibili nel corso del 2026).

L’incontro con Confindustria, a detta dei partecipanti, è stato “molto teso”. Si è comunque concluso con un annuncio del viceministro Leo, che ha promesso di ripristinare lo stanziamento di un miliardo e mezzo per erogare i crediti spettanti. Una proposta accolta con fiducia da Confindustria, ma che ha visto l’assenza del ministro Giorgetti, quasi a confermare gli scontri interni tra i ministri e l’incapacità di gestire la situazione.

Il silenzio di Urso…

Subito dopo l’incontro nessuna dichiarazione ufficiale da parte del ministro Adolfo Urso (solitamente molto attivo anche sui social), pesantemente criticato nei giorni scorsi per non aver mantenuto le proprie promesse. Lo stesso ministro, nel corso dell’incontro, ha però garantito il ripristinino di tutte le risorse previste dalla manovra, ovvero 1,3 miliardi, a cui si aggiungono altri 200 milioni garantire il Credito d’Imposta alla aziende italiane.

In attesa di nota ufficiale da parte del Governo, dal quale si attende a breve un documento correttivo, nel pomeriggio il ministro Urso ha formalizzato la propria posizione nel corso del question time alla Camera (affermazione poi confermata sui propri profili social).

Rispondendo ai  numerosi interpelli, Urso ha confermato lo stanziamento di 1,5 miliardi, affermando che tutto le 7.000 istanze sinora sospese saranno interamente soddisfatte e di aver ricevuto i complimenti da tutte le rappresentanze imprenditoriali presenti. Non ha invece risposto sulle modalità e sui tempi di erogazione dei Crediti d’imposta spettanti.

La soddisfazione di Orsini

“Non sorpresa ma apprezzamento oggi per il tavolo su Transizione 5.0 e, devo dire, anche per il ministro Urso per la difesa dell’industria” è quanto affermato dal presidente di Confindustria, Emanuele Orsini.

Secondo le stesso Orsini, gli 1,5 miliardi di fondi consentirebbero di portare il credito d’imposta dal 35% del decreto di venerdì al 90% per gli investimenti del piano e al 100% sugli impianti fotovoltaici. “Non si poteva fare altro e questa era la via giusta perché io credo che gli imprenditori che si fidano delle istituzioni così si continuano a fidare”.

Adempiere agli impegni assunti non rappresenta un favore

Sarcastico il commento delle opposizioni, al punto che il PD evidenzia: “Il Governo ha deciso di mantenere gli impegni presi con le aziende che avevano già presentato domanda e si trovavano nella spiacevole situazione di vedersi negare il credito d’imposta precedentemente promesso. Adempiere agli impegni assunti non rappresenta un favore, ma un obbligo che il governo ha finalmente rispettato, benché tardivamente e non senza evidenti imbarazzi.

Tuttavia, non è possibile sottovalutare le perplessità relative alle modalità con cui si è giunti a questa decisione. Il governo aveva inizialmente tagliato le risorse mediante il decreto fiscale, per poi procedere a un’inversione di rotta frettolosa e precipitosa dinanzi alle proteste sollevate dalle imprese, dalle associazioni di categoria e dalle forze di opposizione. Un pasticcio che avrebbe potuto e dovuto essere evitato con una programmazione più accurata e una gestione amministrativa più consapevole”.

Diverse le affermazioni di Maurizio Casasco – deputato e responsabile economico di Forza Italia – che saluta con soddisfazione la soluzione di un problema creato dal suo stesso partito (!?): “Accogliamo con grande favore l’annuncio del ministro Urso sul rafforzamento delle risorse destinate a Transizione 5.0, che raggiungono complessivamente 1,5 miliardi di euro. Da subito Forza Italia si era impegnata per affrontare e risolvere la crisi del nostro sistema produttivo insieme al governo, per dare una risposta al grido di dolore che arriva dalle imprese”.

Iperammortamento rinviato a maggio

Sempre secondo il viceministro dell’economia Maurizio Leo, secondo fonti interne, avrebbe garantito che, a breve, sarà emanato il decreto di attuazione per l’iperammortamento, ovvero l’altro fronte di scontro il cui il Governo sta perdendo la propria credibilità.

Anche su questo argomento Orsini ha rassicurato le aziende:  “Uscirà il decreto attuativo, dovrebbe essere operativo penso nei primi 10 giorni di maggio. È importante dare fiducia perché i nostri imprenditori stanno aspettando per investire, quindi prima si fa meglio è”.

 

Fonte:industry.itismagazine.it