Prorogata la scadenza industry 4.0 del 31 gennaio
Continua il cambio di norme e di scadenze, nell’ambito di Transizione 4.0 e Transizione 5.0. L’ultima novità in ordine di tempo, è un decreto che dispone la proroga al 31 marzo 2026 dei termini per la presentazione delle comunicazioni di completamento degli investimenti 4.0 ultimati al 31 dicembre 2025 (codice tributo 7077), tramite il sistema telematico per la gestione delle comunicazioni disponibile nell’apposita sezione “Transizione 4.0” del sito internet del GSE.
Nuova scadenza al 31 marzo
Sulla scorta del decreto, le imprese che hanno già prenotato e confermato le risorse e che non hanno ancora completato la procedura hanno tempo fino al 31 marzo 2026 per presentare la comunicazione di completamento.
Le imprese che hanno ricevuto da parte del GSE la comunicazione di nuova disponibilità di risorse devono presentare la comunicazione di conferma entro 30 giorni dalla ricezione della suddetta comunicazione e conseguentemente la comunicazione di completamento entro il 31 marzo 2026.
Il 30 gennaio riapre Transizione 5.0
Nel frattempo il GSE ha comunicato ufficialmente che, a partire dalle ore 12.00 del 30 gennaio 2026, le imprese che in data successiva al 6 novembre 2025 hanno presentato istanze risultate rispondenti tecnicamente ai requisiti di ammissibilità previsti dal decreto “Transizione 5.0“, di cui all’articolo 38 del decreto-legge 2 marzo 2024, n.19 convertito, con modificazioni, dalla legge 29 aprile 2024, n.56, potranno inviare le successive comunicazioni sulla Piattaforma informatica del GSE.
Il comunicato del GSE evidenzia che “L’eventuale avanzamento delle suddette istanze non implica, a oggi, il conseguente riconoscimento del credito di imposta utilizzabile in compensazione.“
Si ricorda, infine, che, secondo quanto disposto dall’art.12 comma 6 del decreto interministeriale 24 luglio 2024, l’impresa è tenuta ad inserire sulla piattaforma informatica l’apposita comunicazione di completamento, contenente le informazioni necessarie ad individuare il progetto di innovazione completato, entro il 28 febbraio 2026.
La notizia, diffusa nella mattinata del 28 gennaio, è “casualmente” arrivata a poche ore dalle dimissioni de presidente ldel GSE.
Industry 5.0
Dalle ore 12.00 del 30 gennaio 2026 sarà possibile completare le pratiche “tecnicamente ammissibili”. La scadenza rimane il 28 febbraio
Il GSE ha comunicato ufficialmente che, a partire dalle ore 12.00 del 30 gennaio 2026, le imprese che in data successiva al 6 novembre 2025 hanno presentato istanze risultate rispondenti tecnicamente ai requisiti di ammissibilità previsti dal decreto “Transizione 5.0“, di cui all’articolo 38 del decreto-legge 2 marzo 2024, n.19 convertito, con modificazioni, dalla legge 29 aprile 2024, n.56, potranno inviare le successive comunicazioni sulla Piattaforma informatica del GSE.
Il comunicato del GSE evidenzia che “L’eventuale avanzamento delle suddette istanze non implica, a oggi, il conseguente riconoscimento del credito di imposta utilizzabile in compensazione.“
Si ricorda, infine, che, secondo quanto disposto dall’art.12 comma 6 del decreto interministeriale 24 luglio 2024, l’impresa è tenuta ad inserire sulla piattaforma informatica l’apposita comunicazione di completamento, contenente le informazioni necessarie ad individuare il progetto di innovazione completato, entro il 28 febbraio 2026.
La notizia, diffusa nella mattinata del 28 gennaio, è “casualmente” arrivata a poche ore dalle dimissioni del presidente del GSE.
Nuova Transizione 5.0: Anitec-Assinform chiede chiarezza
In un contesto in cui il cloud si conferma uno dei principali driver della crescita del mercato digitale italiano, Anitec-Assinform richiama l’attenzione del Governo sulla necessità di un chiarimento esplicito sull’agevolabilità delle soluzioni software in cloud nell’ambito del nuovo iperammortamento 4.0. Nella bozza di decreto attuativo del nuovo iperammortamento 4.0 non si ribadisce l’applicabilità dell’incentivo alle soluzioni tecnologiche erogate in modalità as-a-service, ossia attraverso canoni di abbonamento e quindi non soggetti ad ammortamento tradizionale.
Rischio: sminuire il valore del Cloud
La grande importanza dell’adozione del cloud oggi è testimoniata dalla forte crescita del comparto (+16,7% nel 2024, per un totale di 8,13 miliardi di euro). I sistemi as-a-service, erogati tramite cloud, rappresentano oggi la modalità prevalente con cui le imprese adottano software e servizi digitali, arrivando a valere l’80% del mercato. L’as-a-service comporta infatti una riduzione degli investimenti iniziali, che alle piccole e medie imprese risultano spesso proibitivi, e al tempo stesso permette di accedere immediatamente alle tecnologie più avanzate con gli aggiornamenti automatici.
Senza un chiarimento esplicito, si renderebbero vani gli sforzi del Governo e del Parlamento per l’aggiornamento degli incentivi 4.0, perché la modalità di erogazione per i software prevalente sul mercato non risulterebbe agevolabile dallo strumento. Va però sottolineato che una soluzione normativa era già stata individuata in passato: la Legge di Bilancio 2019 aveva infatti chiarito l’agevolabilità dei costi sostenuti a titolo di canone per l’accesso a soluzioni di cloud computing nell’ambito dell’iperammortamento. Ribadire l’applicazione dello stesso principio anche nel prossimo decreto attuativo per il nuovo iperammortamento 4.0 consentirebbe di garantire continuità normativa e certezza agli investimenti, senza introdurre nuovi oneri o modifiche sostanziali all’impianto della misura.
Anitec-Assinform: “Il Cloud non è più una tecnologia emergente”
“Il cloud non è più una tecnologia emergente, ma una modalità ormai consolidata di adozione delle soluzioni digitali”, dichiara Massimo Dal Checco, Presidente di Anitec-Assinform. “Se nell’iperammortamento non si chiarisce l’agevolabilità delle soluzioni as-a-service, il rischio è che uno strumento pensato per sostenere la trasformazione digitale finisca per non produrre effetti concreti, perché non allineato alle modalità con cui oggi le imprese investono in tecnologia”.
“È fondamentale garantire coerenza e certezza normativa”, conclude Dal Checco. “Ribadire il principio già adottato in passato con la Legge di Bilancio 2019 permetterebbe alle imprese di pianificare con maggiore sicurezza i propri investimenti digitali e di utilizzare pienamente uno strumento pensato per accompagnare l’innovazione del sistema produttivo”.