L’Italia risulta al 10° posto per database esposti.

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Group-IB identifica 308.000 database esposti e pubblicamente accessibili nel 2021 con un aumento del 16% a livello globale.

Si parla sempre, ma mai abbastanza, dei pericoli che si corrono nel web. Spesso, involontariamente, gli utenti porgono su un vassoio d’argento, dati fortemente sensibili ai cybercriminali. Forse per negligenza o forse per poca (in)formazione, ma non è un problema da sottovalutare. Quello dei database esposti è un dato allarmante ed è il caso che il mondo prenda coscienza da quanto emerso da un’indagine condotta da Group-IB.

Group-IB, specialista di cybersecurity su scala globale, ha indagato approfonditamente sugli asset digitali esposti rilevati nel 2021. Nel corso della ricerca, il team di Attack Surface Management di Group-IB ha analizzato istanze che ospitano database esposti su internet.

Quanto constatato conferma che il numero di banche dati accessibili tramite Internet tutto il mondo è aumentato del 16%, fino a raggiungere 165.600 unità nella seconda metà del 2021. La maggior parte di queste è ospitata su server statunitensi.

Nel caso di un database accessibile pubblicamente non siamo necessariamente in presenza di una compromissione o di un leak malevolo. Nella maggior parte dei casi, le banche dati esposte su Internet sono risorse digitali trascurate, mal configurate e quindi accidentalmente alla mercè del web. Vorremmo sottolineare che i database così esposti comportano gravi rischi, qualora gli aggressori vi accedano prima che l’azienda scopra l’asset dimenticato o mal protetto“, afferma Group-IB.

L’Attack Surface Management di Group-IB scansiona continuamente l’intero spazio IPv4 e identifica risorse raggiungibili dall’esterno, che ospitano ad esempio database esposti, pannelli malware o phishing e sniffer JS. Gli esperti di Group-IB avvertono: una gestione negligente delle risorse digitali aziendali mina gli investimenti in sicurezza ed estende la superficie di attacco. Le conseguenze di un database vulnerabile spaziano da una violazione dei dati ad un successivo attacco ai danni di dipendenti o clienti le cui informazioni erano mal protette.

Con l’acutizzarsi della pandemia e a fronte del crescente ricorso allo smart working, le reti aziendali sono diventate sempre più complesse ed estese. Questo ha inevitabilmente comportato un aumento del numero di risorse pubblicamente accessibili non inventariate correttamente. Per violazioni del GDPR sono state emesse nel solo 2021 quasi 1,2 miliardi di dollari di sanzioni. Secondo IBM, il costo medio di una violazione dei dati è aumentato da 3,86 milioni di dollari a 4,24 milioni lo scorso anno. In molti casi, una violazione dei dati inizia con un cyber-rischio evitabile, come nel caso di una banca dati alla mercè del web.

Nel solo 2021, il team di Attack Surface Management di Group-IB ha identificato 308.000 database pubblicamente accessibili. Il numero di database esposti è aumentato a livello globale quasi ogni trimestre dall’inizio del 2021, raggiungendo il picco massimo nel primo trimestre del 2022 con 91.200 unità rilevate.

La maggior parte dei database esposti rilevati tra Q1’2021 Q1’2022 si basano sul sistema di gestione dei database Redis.

Quando si tratta della gestione degli asset digitali ad alto rischio, la scoperta tempestiva di eventuali vulnerabilità ha un ruolo essenziale. Gli aggressori identificano rapidamente le opportunità di trafugare informazioni sensibili o penetrare ulteriormente nella rete. Secondo le rilevazioni del team di Attack Surface Management, nel primo trimestre del 2021, il proprietario di un database esposto impiegava in media 170,2 giorni per risolvere il problema. Il tempo medio è diminuito gradualmente nel corso del 2021 per poi risalire al valore iniziale di 170 giorni nel primo trimestre del 2022.

In termini di distribuzione geografica degli asset vulnerabili, la maggior parte dei database esposti su Internet lo scorso anno sono stati individuati su server situati negli Stati Uniti. Nella graduatoria mondiale l’Italia si colloca all’ultimo posto della top ten dei Paesi con più database esposti: lo specialista della cybersecurity ha infatti identificato 4.242 banche dati accessibili tramite Internet, a cui si sommano le 722 registrate nel primo trimestre del 2022, corrispondenti ad un decremento del 35% rispetto al numero di asset esposti rilevati nel quarto trimestre Q4 2021.

Molti incidenti di sicurezza possono essere scongiurati con poco sforzo e un insieme efficace di strumenti“, commenta Tim Bobak, Direttore del prodotto Attack Surface Management di Group-IB. “L’anno scorso, oltre il 50% dei nostri interventi di risposta agli incidenti informatici è derivato da falle di sicurezza perimetrali evitabili. Un database accessibile pubblicamente, una porta aperta o un’istanza cloud che esegue un software vulnerabile sono tutti rischi critici, ma sostanzialmente prevenibili. Alla luce della crescente complessità delle reti aziendali, tutte le organizzazioni dovrebbero avere piena visibilità della loro superficie di attacco“.

Fonte BitMat